di Antonio D’Andrea
In un passaggio delicato e, per tante e note ragioni, dall’esito incerto per il popolo tedesco che affronta domenica le elezioni anticipate per il rinnovo del Bundestag, dopo i contrasti interni alla coalizione governativa del Cancelliere socialdemocratico Scholz, viene da sperare che la Storia si sia incaricata di offrire una chance a questo grande Paese europeo per ricacciare indietro i demoni del suo tragico passato che sembrano ridestarsi assumendo rinnovate sembianze. È inutile girare troppo alla larga dall’ulteriore problema che si creerebbe non solo in Germania ma in Europa se si registrasse una virata a destra – quella di AFD sponsorizzata a braccio teso da Steve Bannon – in grado di condizionare attivamente la politica del Governo tedesco a tutto svantaggio dell’edificazione di una robusta casa comune europea da contrapporre al gigantismo trumpiano che piuttosto la irride (forse temendola). Se cambiassero gli equilibri politici in Germania nel senso richiamato si accentuerebbe nel cuore dell’Europa il rigurgito di un nazionalismo privo di decisivi riferimenti ideali. Quelli che, dopo il secondo conflitto mondiale, hanno segnato in modo esplicito, ben oltre le Costituzioni democratiche che pure sono state deliberate dai singoli Stati, tra i quali si segnala proprio quella della Germania federale, l’Occidente europeo e non solo, perseguendo la costruzione di un Europa, se non unita, integrata tra i suoi Stati, e di un ordinamento su scala planetaria sottoposto a regole condivise pur dai differenti regimi politici, finalizzate al rispetto della dignità umana e dei diritti fondamentali della persona, bandendo razzismo e soprusi di un popolo sull’altro.
Non esserci riusciti a costruirlo davvero questo mondo ideale, come è drammaticamente dimostrato non solo dai fatti che abbiamo sotto gli occhi e che investono direttamente la parte orientale del Continente europeo, non è una buona ragione per rinunciare a sognare di poterlo un giorno ottenere davvero. Con pazienza, costanza, forza ideale, impegnandosi dunque a lavorare incessantemente, la prima cosa da fare è proprio quella di rimettere in asse il sogno con la realtà. Il sogno allora. La rivincita della ritrovata saggezza del popolo tedesco: ne abbiamo, almeno noi strenui difensori del costituzionalismo occidentale ed europeisti convinti, bisogno per cogliere un segnale di ottimismo e continuare a sperare che il regresso anti-democratico potrà, d’ora in avanti, essere contenuto partendo da Berlino.