di Piero Cecchinato
George Mason partecipò alla Convenzione di Filadelfia del 1787 come rappresentante della Virginia e fu uno dei tre delegati che si rifiutarono di firmare la Costituzione. Molte clausole furono il frutto del suo contributo, ma, alla fine, Mason decise di non sottoscrivere la versione finale della Carta.
Le ragioni della sua contrarietà vennero messe nero su bianco nel pamphlet Objections to this Constitution of Government. Fra queste vi era la mancanza di una carta solenne dei diritti, la scelta di legittimare la schiavitù per altri vent’anni (la previsione era contenuta all’Articolo 1, Sezione 9) e l’attribuzione di quelli che riteneva poteri eccessivi all’esecutivo e al governo centrale. Mason non risparmiò critiche nemmeno alla scelta di non stabilire alcun limite ai mandati presidenziali.
Nel dibattito sulla ratifica del testo costituzionale da parte dello Stato della Virginia, egli dedicò parte del suo intervento proprio all’Articolo 2, Sezione 1, che stabiliva che “Il potere esecutivo sarà conferito a un Presidente degli Stati Uniti d’America che resterà in carica per un periodo di quattro anni insieme al Vice Presidente, scelto per uguale periodo”, senza alcun limite al numero di possibili mandati. Le parole che pronunciò risultano di grande attualità proprio oggi che Trump prospetta di assumere un terzo mandato in violazione del Ventiduesimo Emendamento, adottato dal Congresso nel 1947 proprio per superare le criticità del testo originario della Costituzione da più parti denunciate negli anni.
Queste le parole pronunciate da George Mason il 17 giugno 1788: “Non c’è un articolo più importante di questo nella Costituzione. Il grande principio fondamentale della responsabilità nel repubblicanesimo viene qui indebolito. Il Presidente sarà eletto senza rotazione. Si potrebbe dire che una nuova elezione possa sempre rimuoverlo e metterne un altro al suo posto. Ma se giudichiamo dall’esperienza di tutti gli altri paesi, e persino della nostra, possiamo concludere che se ammettiamo che il Presidente degli Stati Uniti possa essere rieletto, lo sarà. Non è ciò che avviene in ogni governo in cui non sia prevista la turnazione della carica? C’è un solo caso di un grande uomo che non sia stato rieletto? Il governatore della Virginia è obbligato a tornare, dopo un dato periodo, a vita privata. È così in molti degli Stati della Convenzione. Questo Presidente, invece, potrà essere rieletto di volta in volta. Potrà, cioè, restare in carica a vita.”
Nel prosieguo del suo discorso Mason trattò del pericolo che, in assenza di limiti al numero di mandati e, quindi, in assenza di una rinnovata voce popolare in favore di candidati necessariamente diversi, le potenze straniere fossero incentivate a stringere accordi di favore col Presidente in carica e cospirare per farlo rieleggere di volta in volta, in modo da mantenere al potere un candidato con loro compiacente e indebolire la democrazia americana. “Le grandi potenze d’Europa, come la Francia e la Gran Bretagna, non saranno interessate ad avere un amico nel Presidente degli Stati Uniti? E alla fine non saranno più interessate alla sua elezione, che a quella del Re di Polonia? Il popolo polacco ha il diritto di sostituire il proprio Re. Ma lo fa mai? No. La Prussia e la Russia, e altre potenze europee, non lo tollererebbero. Questo articolo della Costituzione aprirà una porta agli stessi pericoli e alle stesse disgrazie che il popolo polacco subisce. Le potenze d’Europa influenzeranno l’elezione e rischieremo di avere una guerra civile nel cuore del nostro paese; saremo soggetti a tutti gli orrori e le calamità di una monarchia elettiva. (…)
Non sono passati molti anni, dalla rivoluzione, da quando una potenza straniera ha offerto emolumenti a persone che ricoprono cariche sotto il nostro governo. Ma sarà difficile sapere se il Presidente riceva emolumenti da potenze straniere o meno. Gli elettori che si riuniranno in ogni Stato per votare per lui, potranno essere facilmente influenzati. Finirà che per prevenire gli scontri che potrebbero discendere dal tentativo di eleggere un nuovo Presidente, apparirà necessario continuare con quello vecchio. L’unico modo per evitare tutto ciò, sarebbe di renderlo ineleggibile dopo un certo numero di anni, così che nessuna nazione straniera potrebbe adoperarsi per trattenere in carica un uomo che risulta totalmente ineleggibile.
Niente è così essenziale per la conservazione di un governo repubblicano, come una rotazione periodica. Niente spinge così fortemente un uomo a considerare l’interesse dei suoi elettori, come la certezza di tornare alla massa generale del popolo, da dove è stato scelto e con cui tornerà a condividere doveri e oneri. (…)
Dovrebbe essere stabilito un periodo di tempo, dopo il quale il Presidente debba tornare alla vita privata. Mi accontenterei che potesse essere eletto per otto anni, ma vorrei che fosse in grado di ricoprire la carica solo per questi otto anni, anziché dodici o sedici anni. Ma così com’è ora, egli può rimanere in carica a vita. In altre parole, si tratta di una monarchia elettiva”.
Contro questa visione si ponevano i federalisti come Alexander Hamilton, che, difendendo la scelta originaria dei Padri Fondatori, sosteneva che la rielezione del Presidente non dovesse incontrare limiti, essendo giusto che egli venisse rieletto “ogni volta che il popolo degli Stati Uniti lo riterrà degno della sua fiducia” (The Federalist, n. 69). Per difendere questa posizione Hamilton spiegava che vi fosse “una stretta analogia con la carica di Governatore di New York, che viene eletto per tre anni ed è rieleggibile senza limitazioni o interruzioni. Se consideriamo quanto tempo in meno sarebbe necessario per determinare un’influenza pericolosa in un singolo Stato, rispetto a quello che sarebbe necessario per determinare una simile influenza in tutti gli Stati Uniti, dobbiamo concludere che una durata di quattro anni per il capo dell’Unione sia un termine di permanenza nella carica molto meno pericoloso rispetto ai tre anni per la corrispondente carica in un singolo Stato”.
Cioè, per Hamilton quattro anni non sarebbero stati sufficienti per far maturare un’ascendente pericoloso del Presidente in carica verso l’opinione pubblica dell’intera Unione. Tesi suggestiva, ma non c’erano ancora i social network!