di Roberto Bin
Oggi l’udienza pubblica alla Corte costituzionale sulla legge elettorale, il c.d. Italicum. La politica e la stampa si aspettano un’indicazione su quale disciplina elettorale usare per le prossime elezioni: qualcuno pensa che la Corte riscriverà la legge, ovviamente sfornando una disciplina auto-applicativa (non si può restare senza una legge con cui andare al voto, sarebbe messa a rischio la democrazia), qualcuno pensa invece che l’Italicum la faccia sostanzialmente franca.
La maggioranza dei costituzionalisti sembrano preoccupati piuttosto da un altro aspetto, che la Corte accetti di occuparsi di una valutazione nel merito dell’Italicum, anziché respingere tutte le questioni sorte su una legge che ancora non è mai stata applicata. Non spetta alla Corte, infatti, scrivere le leggi elettorali (anche se nel 2014 lo ha fatto, sbianchettando il Porcellum, la legge voluta dalla maggioranza di centro-destra e scritta da Calderoli) e tanto meno occuparsi di questioni sorte su leggi mai applicate. Il rischio è che la Corte allarghi le sue stesse competenze, in aperta violazione della disciplina vigente: e con ciò spezzi quel sottile ma robusto filo che la lega alla sua legittimazione come giudice.
In questo giornale la questione (a partire dalle domande poste dai giudici) è già stata esaminata in scritti di Bin (11 dicembre 2016, 13 gennaio 2017, 19 gennaio 2017), Morelli, Ferrari. Si può trovare anche una spiegazione su come funziona l’Italicum e scritti di Di Cosimo, Ramenghi e Curreri (ed anche 3 dicembre 2016 e 12 dicembre 2016) sulle proposte di modifica.
1 commento su “Italicum alla Corte Costituzionale: <br> incrociamo le dita per oggi?”